mercoledì 7 maggio 2014

E' nata la ONLUS "Casa di accoglienza don Riccardo Zuffa". Adesso abbiamo bisogno del vostro 5x1000 e del vostro sostegno. Ci aiutate?



 

Cari amici, sono lieto di annunciarvi che ieri, 6 maggio 2014, è nata la "CASA DI ACCOGLIENZA DON RICCARDO ZUFFA" ONLUS. Sarà, con il vostro aiuto, una casa di accoglienza caritativa della nostra Diocesi per l'accoglienza dei famigliari lungodegenti dell'ospedale di Montecatone. Se volete potete darci il vostro 5x1000 in questa dichiarazione dei redditi. Inoltre tutte le offerte che ci fate sono DEDUCIBILI. Voi sapete che come cappellano dell'ospedale di Montecatone, tutti i giorni sono in ospedale e sempre di più mi sono reso conto della necessità della costruzione di una casa di accoglienza caritativa per venire incontro ai famigliari poveri degli ammalati lungodenti dell'ospedale. Il nostro Vescovo mi sostiene, così come mi sostengono i famigliari dell'ospedale di Montecatone. Aiutateteci anche voi! Grazie, don Fabio Arlati, parroco di Montecatone!

martedì 15 aprile 2014

Papa Francesco: "La vita di Gesù è stata una lotta"

(dalla meditazione mattutina nella cappella della "Domus Sanctae Marthae" di venerdì 10 aprile 2014 di papa Francesco) - da "L'Osservatore Romano", sabato 12/04/2014)
 
«Il diavolo c’è anche nel ventunesimo secolo e noi dobbiamo imparare dal Vangelo come lottare» contro di lui per non cadere in trappola. Ma per farlo non bisogna essere «ingenui». E perciò si devono conoscere le sue strategie per le tentazioni che hanno sempre «tre caratteristiche»: cominciano piano, poi crescono per contagio e alla fine trovano il modo per giustificarsi. Papa Francesco ha messo in guardia dal ritenere che parlare del diavolo oggi sia roba «da antichi» e proprio su questo ha incentrato la sua meditazione nella messa celebrata venerdì 11 aprile nella cappella della Casa Santa Marta. Il Pontefice ha parlato espressamente di «lotta». Del resto, ha spiegato, anche «la vita di Gesù è stata una lotta: lui è venuto per vincere il male, per vincere il principe di questo mondo, per vincere il demonio». Gesù ha lottato con il demonio che lo ha tentato tante volte e «ha sentito nella sua vita le tentazioni e anche le persecuzioni». Così «anche noi cristiani che vogliamo seguire Gesù, e che per mezzo del battesimo siamo proprio nella strada di Gesù, dobbiamo conoscere bene questa verità: anche noi siamo tentati, anche noi siamo oggetto dell’attacco del demonio». Questo avviene «perché lo spirito del male non vuole la nostra santità, non vuole la testimonianza cristiana, non vuole che noi siamo discepoli di Gesù». Ma, si è chiesto il Papa, «come fa lo spirito del male per allontanarci dalla strada di Gesù con la sua tentazione?». La risposta a questo interrogativo è decisiva. «La tentazione del demonio — ha spiegato il Pontefice — ha tre caratteristiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle trappole». Anzitutto «la tentazione incomincia lievemente ma cresce, sempre cresce». Poi «contagia un altro»: si «trasmette a un altro, cerca di essere comunitaria». E «alla fine, per tranquillizzare l’anima, si giustifica». Dunque le caratteristiche della tentazione si esprimono in tre parole: «cresce, contagia e si giustifica». Lo si evince anche dalla «prima tentazione di Gesù» nel deserto, che «sembra quasi una seduzione. Il diavolo va lentamente» e dice a Gesù: «Ma perché non fai questo? Buttati dal tempio e risparmi trent’anni di vita, in un giorno tutti ti diranno: ecco il Messia!». È la stessa cosa «che ha fatto con Adamo ed Eva». Il diavolo dice loro: «Assaggiatela questa mela, è buona, darà saggezza!». Il diavolo segue la tattica della «seduzione»: parla «quasi come se fosse un maestro spirituale, come se fosse un consigliere». Ma se «la tentazione viene respinta», poi «cresce e torna più forte». Gesù, ha spiegato il Papa, lo dice nel Vangelo di Luca e avverte che «quando il demonio è respinto, gira e cerca alcuni compagni e con questa banda torna». Ed ecco che «la tentazione è più forte, cresce. Ma cresce anche coinvolgendo altri». È proprio quello che è successo con Gesù, come racconta il passo evangelico di Giovanni (10, 31-42) proposto dalla liturgia. «Il demonio — ha affermato il Pontefice — coinvolge questi nemici di Gesù che, a questo punto, parlano con lui con le pietre nelle mani», pronti a ucciderlo. E qui «si vede chiarissima la forza di questa crescita» per contagio della tentazione. Così «quello che sembrava un filo d’acqua, un piccolo filo d’acqua tranquillo, diviene una marea, un fiume forte che ti porta avanti». Perché, appunto, la tentazione «cresce sempre e contagia». La terza caratteristica della tentazione del demonio è che «alla fine si giustifica». Papa Francesco, in proposito, ha ricordato la reazione del popolo quando Gesù è tornato «per la prima volta a casa a Nazareth» e si è recato nella sinagoga. Prima tutti sono rimasti colpiti dalle sue parole, poi ecco subito la tentazione: «Ma costui non è il figlio di Giuseppe il falegname, e di Maria? Con quale autorità parla se non è mai andato all’università e non ha mai studiato?». Dunque hanno cercato di giustificare il loro proposito di «ucciderlo in quel momento, buttarlo già dal monte». Anche nel brano di Giovanni gli interlocutori di Gesù vogliono ucciderlo, tanto che «hanno le pietre nelle mani e discutono con lui». Così «la tentazione ha coinvolto tutti contro Gesù»; e tutti «si giustificano» per questo. Per Papa Francesco «il punto più alto, più forte della giustificazione è quello del sacerdote» che dice: «Ma finiamola, voi non capite niente! Non sapete che è meglio che un uomo muoia per il popolo? Deve morire per salvare il popolo!». E tutti gli altri gli danno ragione: è «la giustificazione totale». Anche noi, ha avvertito il Pontefice, «quando siamo tentati, andiamo su questa stessa strada. Abbiamo una tentazione che cresce e contagia un altro». Basta pensare alle chiacchiere: se abbiamo «un po’ di invidia per quella persona o per l’altra», non la teniamo dentro ma finiamo per condividerla, parlandone male in giro. È così che la chiacchiera «cerca di crescere e contagia un altro e un altro ancora...». Proprio «questo è il meccanismo delle chiacchiere e tutti noi siamo stati tentati di fare chiacchiere» ha riconosciuto il Papa, confidando: «Anche io sono stato tentato di chiacchierare! È una tentazione quotidiana», che «comincia così, soavemente, come il filo d’acqua». Ecco perché, ha affermato ancora il Pontefice, si deve stare «attenti quando nel nostro cuore sentiamo qualcosa che finirà per distruggere le persone, distruggere la fama, distruggere la nostra vita, portandoci alla mondanità, al peccato». Si deve stare «attenti — ha aggiunto — perché se non fermiamo a tempo quel filo d’acqua, quando cresce e contagia sarà un marea tale che porterà a giustificarci del male»; proprio «come si sono giustificate queste persone» presentate nel Vangelo, che sono arrivate a dire di Gesù: «È meglio che muoia un uomo per il popolo». «Tutti siamo tentati — ha affermato il Pontefice — perché la legge della nostra vita spirituale, della nostra vita cristiana, è una lotta». E lo è in conseguenza del fatto che «il principe di questo mondo non vuole la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo». Certo, ha concluso il Papa, «qualcuno di voi — forse, non so — può dire: ma padre, che antico è lei, parlare del diavolo nel secolo ventunesimo!» Ma, ha ribadito «guardate che il diavolo c’è! Il diavolo c’è anche nel secolo ventunesimo. E non dobbiamo essere ingenui. Dobbiamo imparare dal Vangelo come fare la lotta contro di lui».

sabato 29 marzo 2014

Sintesi della VISITA PASTORALE del nostro vescovo al Vicariato e alla Unità pastorale, per quanto riguarda la nostra parrocchia

Intervento di Mons. Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola, a Dozza, domenica 16 marzo 2014, per la "Unità Pastorale" di Dozza-Toscanella-Montecatone: "Sia l’assistenza a ricoverati e parenti del Centro riabilitativo, sia la ripresa della vita parrocchiale a Monte Catone costituiscono la sfida più immediata per la crescita della vostra unità pastorale. Ogni iniziativa deve avvenire nella libertà, nel rispetto dei ritmi e delle priorità di ciascuna comunità, ma prima di tutto nella consapevolezza di un certo grado di corresponsabilità da parte di ciascuno. E’ da questa consapevolezza che partirà qualunque azione: sia essa una preghiera, sia un momento della vita parrocchiale, sia l’incontro e l’accompagnamento delle persone presenti temporaneamente per motivi di cura e assistenza. Tutti ci sentiamo impotenti e sgomenti, di fronte alle gravi lesioni che nel Centro di riabilitazione vengono curate, ma tutti possiamo fare qualcosa; se lo facciamo insieme sarà più efficace e anche più gradito al Signore. Non blocchiamoci aspettando che sia sempre un altro a dover risolvere un problema o avviare un progetto: cominciamo a fare quelle piccole cose che sono alla nostra portata. Comunichiamoci quel  poco che facciamo. La prima e più scontata tra le azioni del credente è la preghiera, accompagnata dalla penitenza. Suggerisco quindi che un momento, un gesto comunitario durante la Quaresima sia dedicato dalla vostra Unità pastorale a Monte Catone e possibilmente sia svolto lì". Ancora il Vescovo nell'intervento di domenica 2 marzo 2014 per il Vicariato (Montecatone, Toscanella, Dozza, Sesto Imolese, Balia, Sasso Morelli, Casola Canina, Chiusura, Giardino, S.Lorenzo, Ortodonico, Piratello, Sellustra, Valsellustra, Villa Serraglio, Pieve di Cantalupo): "Termino sottolineando l’impegno comune per Monte Catone: dire comune non equivale a “di tutti e di nessuno”, ma a prospettare un ruolo, un compito per ciascun abitante del Vicariato di Dozza. Il Centro riabilitativo è talmente importante, per la qualità delle cure che vi si praticano, per la gravità delle lesioni che vi si curano, soprattutto per la qualità delle relazioni che vi si instaurano, che tutta la nostra Diocesi è coinvolta. Ancora non ne abbiamo preso pienamente coscienza, perché è una responsabilità esaltante ma anche pesante; il Vicariato di Dozza da parte sua è la prima area del territorio diocesano ad esserne investita. La parrocchia nel cui territorio si trova il Centro di Riabilitazione è piccola, ma in crescita e in fase di trasformazione, da quando don Fabio Arlati con coraggio giovanile è succeduto al compianto don Riccardo Zuffa. La sede parrocchiale si trova in posizione privilegiata: a due passi dall’ospedale, sulla sommità di un poggio stupendo. Appena saranno terminati i lavori di ristrutturazione, dovrà partire il rilancio pastorale, con l’apporto di gruppi diversi; il sacerdote dovrà più che altro accogliere, distribuire i compiti, armonizzare, animare. Non dubitate: ce la farete, Monte Catone sarà il cuore pulsante del Vicariato, un cuore sanguinante ma raggiante! Con questa fiducia, con questo sogno nella mente, vi benedico e vi do appuntamento nelle vostre rispettive unità pastorali". Ringraziamo il Vescovo per queste bellessime parole e chediamo al Signore che Montecatone diventi il cuore pulsante del Vicariato ... per adesso, qui, non pervenuto! Terminiamo con le bellessime parole di san Gregorio Nazianzeno: "Perciò, o servi di Cristo, suoi fratelli e coeredi, se ritenete che la mia parola meriti qualche attenzione, ascoltatemi: finché ci è dato di farlo, visitiamo Cristo, curiamo Cristo, alimentiamo Cristo, vestiamo Cristo, ospitiamo Cristo, onoriamo Cristo non solo con la nostra tavola, come alcuni hanno fatto, né solo con gli unguenti, come Maria Maddalena, né soltanto con il sepolcro, come Giuseppe d'Arimatea, né con le cose che servono alla sepoltura, come Nicodemo, che amava Cristo solo per metà, e neppure infine con l'oro, l'incenso e la mirra, come fecero, già prima di questi nominati, i Magi. Ma, poiché il Signore di tutti vuole la misericordia e non il sacrificio, e poiché la misericordia vale più di migliaia di grassi agnelli, offriamogli appunto questa nei poveri e in coloro che oggi sono avviliti fino a terra. Così quando ce ne andremo di qui, verremo accolti negli eterni tabernacoli, nella comunione con Cristo Signore, al quale sia gloria nei secoli. Amen". Carissimi cristiani imolesi, del vicariato o no, offriamo la Misericordia di Dio "a coloro che oggi sono avviliti fino a terra" e qui all'ospedale di Montecatone, abbondano!