Per la chiusura del mese di Maggio, venerdì 31 maggio alle 20 Santo Rosario e a seguire alle 20,30 Santa Messa presso la Basilica della B.V. del Piratello, del Vicariato di Dozza-Toscanella di cui fa parte la parrocchia San Biagio V. e M. in Montecatone. Vi aspettiamo numerosi!
lunedì 27 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
Restauro Chiesa di San Biagio in Montecatone
Cari parrocchiani, il vostro parroco ogni giorno è in cantiere per seguire i lavori di ristrutturazuine e messa in sicurezza della vostra/nostra chiesetta. Rispetto al budget largamente insufficiente di partenza il vostro parroco ha contribuito in modo consistente con quanto possedeva ed ha indebitato per alcuni anni la parrocchia. Vi chiedo la vostra vicinanza. Mi permetto di chiedere perchè, io per primo, per amore di Gesù e del Suo Corpo che è la Chiesa cerco di dare tutto! Voi sapete che durante la Santa Messa quotidiana e domenicale all'ospedale non faccio mai la questua. Voi sapete che quando qualcuno vuole darmi offerte per i sacramenti, lo indirizzo spesso ai poveri. Ma c'è da dire che la vostra chiesetta ha necessità anche del vostro aiuto. Vi stupirete, senz'altro, quando la vedrete finita! Sapete anche che sta andando avanti anche il progetto per la "Casa di Accoglienza don Riccardo Zuffa" che prevede la realizzazione di 6 appartamentini presso la canonica della parrocchia per l'accoglienza caritativa dei famigliari degli ammalati dell'ospedale di Montecatone. Per il momento la Diocesi non dispone delle risorse occorrenti ma il Vescovo ci è vicino. Occorrono dei volontari che possano impegnarsi in questo progetto, ognuno per il suo tempo e la grandezza del suo cuore. Ho anche invitato, tramite lettera raccomandata, Papa Francesco a venirci a trovare per abbracciare i 170 mielolesi dell'ospedale di Montecatone e ad aiutarci per la costruzione della "Casa di Accoglienza don Riccardo Zuffa". Se siete grati di quanto, per amore di Gesù, si sta cercando di fare potete aiutarci con la vostra preghiera, con il vostro apostolato e anche economicamente con una offerta presso la banca di "Credito di Romagna" alla "Parrocchia San Biagio in Montecatone". L'IBAN è IT91V0327321000000510100705 e il BIC è CRDRIT2FXXX.
grazie, don Fabio Arlati
giovedì 2 maggio 2013
Testimonianza di Francesco Miceli
"Un amico, Francesco Miceli, ammalato tetraplegico da 14 anni ricoverato presso l'ospedale di Montecatone, ha risposto ad alcune mie brevi domande". don Fabio Arlati
Download - link "Testimonianza di Francesco"
venerdì 29 marzo 2013
lunedì 25 marzo 2013
Papa Francesco: "La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose ma nasce dall'aver incontrato una Persona, Gesù che è in mezzo a noi"
(Papa Francesco, Omelia Domenica delle Palme 24 marzo 2013)
1. Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli» (Lc 19,38).
Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima.
Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. E’ grande l’amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. E’ una scena bella: piena di luce - la luce dell’amore di Gesù, quello del suo cuore - di gioia, di festa.
All’inizio della Messa l’abbiamo ripetuta anche noi. Abbiamo agitato le nostre palme. Anche noi abbiamo accolto Gesù; anche noi abbiamo espresso la gioia di accompagnarlo, di saperlo vicino, presente in noi e in mezzo a noi, come un amico, come un fratello, anche come re, cioè come faro luminoso della nostra vita. Gesù è Dio, ma si è abbassato a camminare con noi. E’ il nostro amico, il nostro fratello. Qui ci illumina nel cammino. E così oggi lo abbiamo accolto. E questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù
2. Seconda parola. Perché Gesù entra in Gerusalemme, o forse meglio: come entra Gesù in Gerusalemme? La folla lo acclama come Re. E Lui non si oppone, non la fa tacere (cfr Lc 19,39-40). Ma che tipo di Re è Gesù? Guardiamolo: cavalca un puledro, non ha una corte che lo segue, non è circondato da un esercito simbolo di forza. Chi lo accoglie è gente umile, semplice, che ha il senso di guardare in Gesù qualcosa di più; ha quel senso della fede, che dice: Questo è il Salvatore. Gesù non entra nella Città Santa per ricevere gli onori riservati ai re terreni, a chi ha potere, a chi domina; entra per essere flagellato, insultato e oltraggiato, come preannuncia Isaia nella Prima Lettura (cfr Is 50,6); entra per ricevere una corona di spine, un bastone, un mantello di porpora, la sua regalità sarà oggetto di derisione; entra per salire il Calvario carico di un legno. E allora ecco la seconda parola: Croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Ed è proprio qui che splende il suo essere Re secondo Dio: il suo trono regale è il legno della Croce! Penso a quello che Benedetto XVI diceva ai Cardinali: Voi siete principi, ma di un Re crocifisso. Quello è il trono di Gesù. Gesù prende su di sé... Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. Mia nonna diceva a noi bambini: il sudario non ha tasche. Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche - ciascuno di noi lo sa e lo conosce - i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte.
3. Oggi in questa Piazza ci sono tanti giovani: da 28 anni la Domenica delle Palme è la Giornata della Gioventù! Ecco la terza parola: giovani! Cari giovani, vi ho visto nella processione, quando entravate; vi immagino a fare festa intorno a Gesù, agitando i rami d’ulivo; vi immagino mentre gridate il suo nome ed esprimete la vostra gioia di essere con Lui! Voi avete una parte importante nella festa della fede! Voi ci portate la gioia della fede e ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre: un cuore giovane, anche a settanta, ottant’anni! Cuore giovane! Con Cristo il cuore non invecchia mai! Però tutti noi lo sappiamo e voi lo sapete bene che il Re che seguiamo e che ci accompagna è molto speciale: è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua Croce! Anzi, la abbracciate, perché avete capito che è nel dono di sé, nel dono di sé, nell’uscire da se stessi, che si ha la vera gioia e che con l’amore di Dio Lui ha vinto il male. Voi portate la Croce pellegrina attraverso tutti i continenti, per le strade del mondo! La portate rispondendo all’invito di Gesù «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (cfr Mt 28,19), che è il tema della Giornata della Gioventù di quest’anno. La portate per dire a tutti che sulla croce Gesù ha abbattuto il muro dell’inimicizia, che separa gli uomini e i popoli, e ha portato la riconciliazione e la pace. Cari amici, anch’io mi metto in cammino con voi, da oggi, sulle orme del beato Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Ormai siamo vicini alla prossima tappa di questo grande pellegrinaggio della Croce. Guardo con gioia al prossimo luglio, a Rio de Janeiro! Vi do appuntamento in quella grande città del Brasile! Preparatevi bene, soprattutto spiritualmente nelle vostre comunità, perché quell’Incontro sia un segno di fede per il mondo intero. I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù; è buono andare con Gesù; è buono il messaggio di Gesù; è buono uscire da se stessi, alle periferie del mondo e dell’esistenza per portare Gesù! Tre parole: gioia, croce, giovani.
Chiediamo l’intercessione della Vergine Maria. Lei ci insegna la gioia dell’incontro con Cristo, l’amore con cui lo dobbiamo guardare sotto la croce, l’entusiasmo del cuore giovane con cui lo dobbiamo seguire in questa Settimana Santa e in tutta la nostra vita. Così sia.
Papa Francesco: "Il Signore mai si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono!"
(Angelus di papa Francesco, 17 marzo 2013)
Fratelli e sorelle, buongiorno!
Dopo il
primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio
saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore!
Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica,
salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media,
ha le dimensioni del mondo.
In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della
donna adultera (cfr Gv 8,1-11), che Gesù salva dalla condanna a morte.
Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo
parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano
alla conversione. “Neanche io ti condanno: va e d’ora in poi non peccare più!”
(v. 11). Eh!, fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre
misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio,
la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre
ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di
perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. “Grande è la
misericordia del Signore”, dice il Salmo.
In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale
Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto
tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei
cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale
Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E’ il meglio
che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo
meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di
Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza … Ricordiamo il profeta
Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rossi scarlatti,
l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve. E’ bello, quello della
misericordia! Ricordo, appena Vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires
la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati. Io sono
andato a confessare, a quella Messa. E quasi alla fine della Messa mi sono
alzato, perché dovevo amministrare una cresima. E’ venuta da me una donna
anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto:
“Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna – lei vuole
confessarsi?”. “Sì”, mi ha detto. “Ma se lei non ha peccato …”. E lei mi ha
detto: “Tutti abbiamo peccati …”. “Ma forse il Signore non li perdona …”. “Il
Signore perdona tutto”, mi ha detto: sicura. “Ma come lo sa, lei, signora?”. “Se
il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”. Io ho sentito una
voglia di domandarle: “Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?”,
perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso
la misericordia di Dio. Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di
perdonarci, mai! “Eh, padre, qual è il problema?”. Eh, il problema è che noi ci
stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si
stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci
stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre
perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo
ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che
ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo.
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